Duro comunicato dopo l’incontro al Mimit con Confindustria e imprese dell’indotto: nel mirino la richiesta di nuovi fondi pubblici, il possibile ricorso in Cassazione e l’ipotesi di una nuova AIA
Giustizia per Taranto boccia quanto emerso dall’incontro di giovedì 6 agosto al Ministero delle Imprese e del Made in Italy con Confindustria e le aziende dell’indotto ex Ilva, ultimo appuntamento della tre giorni romana dedicata alla vertenza siderurgica. Secondo il movimento, dal confronto sarebbero emerse proposte incapaci di guardare oltre la prosecuzione dell’attività industriale, senza una vera strategia per la riconversione economica e sociale del territorio.
«La peggiore restaurazione»
Nel comunicato, Giustizia per Taranto definisce le soluzioni avanzate durante il tavolo «un elenco di mefitici tentativi di proporre la peggior restaurazione». L’accusa è rivolta in particolare alle imprese dell’indotto, descritte come aziende abituate a dipendere economicamente dallo stabilimento siderurgico e incapaci, secondo il movimento, di immaginare nuovi modelli di sviluppo.
La richiesta di nuovi fondi pubblici
Uno dei primi temi affrontati sarebbe stato quello di ulteriori risorse pubbliche per sostenere la prosecuzione produttiva dell’ex Ilva. Giustizia per Taranto ricorda che il ministro Adolfo Urso avrebbe ribadito l’impossibilità di erogare altri finanziamenti pubblici, oltre a quelli già autorizzati, a causa delle disposizioni europee in materia di aiuti di Stato. Per il movimento si tratta di un limite già noto, che avrebbe dovuto essere chiaro anche agli interlocutori presenti al tavolo.
Il possibile ricorso in Cassazione
Nel corso dell’incontro sarebbe stata valutata anche la possibilità di presentare ricorso in Cassazione contro il decreto della Corte d’Appello di Milano. Una strada che Giustizia per Taranto giudica «improvvida», criticando l’ipotesi che il Governo possa tentare di contrastare sul piano giudiziario il provvedimento relativo all’area a caldo. Il movimento sottolinea inoltre che durante il confronto non sarebbe stato dato spazio alle motivazioni ambientali, sanitarie ed economiche poste alla base della decisione dei giudici.
La nuova AIA e la produzione ridotta
Nel comunicato viene attribuita al presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, l’ipotesi di una nuova Autorizzazione integrata ambientale basata su una produzione ridotta a due o tre milioni di tonnellate annue. Secondo Giustizia per Taranto, questa soluzione avrebbe l’obiettivo di superare di fatto gli effetti del decreto della Corte d’Appello. La proposta, tuttavia, avrebbe incontrato dubbi e perplessità di carattere giuridico anche da parte della stessa Regione e del Comune.
Le critiche a Decaro
Il movimento contesta inoltre le dichiarazioni attribuite a Decaro al termine dell’incontro, secondo cui i tavoli avrebbero poco senso senza una prospettiva di prosecuzione dello stabilimento. Giustizia per Taranto si domanda quale spazio venga invece riservato alla riconversione economica e sociale della città e alla costruzione di nuove linee di sviluppo alternative alla siderurgia.
«Bisogna governare la transizione»
Per il movimento, politica e industria continuerebbero a concentrarsi esclusivamente sulla salvaguardia dell’attuale modello produttivo, senza riuscire a immaginare un futuro diverso per Taranto. «Nonostante il Re sia ormai nudo, non c’è verso che politica e industriali riescano a guardare oltre al proprio dito», si legge nella nota. La proposta è quella di governare la transizione, pianificare insieme alla città la riconversione economica, sostenere il riposizionamento delle imprese e tutelare contemporaneamente i redditi dei lavoratori. «Le rendite acquisite sotto a rubinetti aperti sono finite e sarebbe meglio comprenderlo assecondando il vento, anziché opponendosi», conclude Giustizia per Taranto.