Un piano di decarbonizzazione per l’ex Ilva c’è ed è stato presentato lo scorso 3 agosto. La platea di associazioni dell’indotto lo ha appreso durante l’ultimo dei tavoli convocati al ministero questa settimana, eppure per i commissari di AdI non è una novità, anzi, rientra nei termini della prescrizione prevista dall’Aia del 25 luglio 2025.
Proprio durante l’incontro, il presidente della Puglia Antonio Decaro l’ha definita una mossa “non corretta dal punto di vista istituzionale”. Il piano, tra l’altro, è arrivato dopo una settimana dal decreto che scandisce i 90 giorni, ormai meno, per la chiusura dell’area a caldo dell’ex Ilva. Urso ha anche dato mandato agli avvocati dei commissari per predisporre il ricorso in Cassazione alla sentenza della Corte d’Appello di Milano.
A chiarire la questione ci avrebbe pensato il commissario straordinario di Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria Giancarlo Quaranta, ricordando che tra le prescrizioni del decreto dello scorso anno si fa riferimento proprio alla decarbonizzazione. Nello specifico, viene fissato entro 12 mesi, quindi proprio in questo periodo, la presentazione di un piano per la trasformazione dell’attuale ciclo di produzione dell’acciaio con la sostituzione del carbone e dei combustibili fossili.
Alle polemiche si sono poi alternate le proposte. Tra le più discusse, è spuntata l’ipotesi di un decreto volto a sospendere la sentenza della Corte d’Appello di Milano. Uno scenario “non percorribile in alcun modo” per il ministero delle Imprese e del Made in Italy, che non si è però tirato indietro “per verificare ogni diversa soluzione tecnicamente e giuridicamente percorribile”.
Una delle possibilità, avanzate dalla Regione Puglia, riguarda anche una nuova Aia, calibrata su volumi produttivi inferiori rispetto alle attuali 6 milioni di tonnellate di acciaio l’anno. Un’altra strada, presentata dal presidente dell’Aigi Nicola Convertino, riguarda l’ipotesi di un “decreto per gestire il transitorio” dei 90 giorni per tentare di far fronte alla “bomba sociale” paventata da Urso. Nonostante il ricorso, infatti, il provvedimento resta da applicare. “Auspichiamo che adesso il ministro prenda una decisione, probabilmente con il prossimo Cdm”, ha detto Convertino.
All’indotto, così come agli industriali e ai sindacati, non è stata comunicata nessuna data per ulteriori tavoli. L’obiettivo, almeno per ora, resta lo stesso: arrivare al prossimo incontro a Palazzo Chigi con le proposte raccolte e formulare una strategia.