Taranto, morte Sharon Bonillo: la ricostruzione del GUP

Scritto il 15/07/2026
da Lorenzo Ruggieri

La corsa a una velocità superiore al limite consentito, il sorpasso azzardato, lo scontro con un’altra vettura prima dello schianto contro il palo dell’illuminazione pubblica posto a margine della strada. Uno scontro risultato fatale per Sharon Bonillo, 19enne tarantina deceduta l’11 marzo del 2024 per le ferite riportate nell’urto.

Questa la dinamica descritta dal Giudice per l’Udienza Preliminare Pompeo Carriere nella sentenza di condanna per 4 anni e 8 mesi nei confronti di Marika Simonetti, conducente della vettura su cui viaggiava la vittima nella notte tra il 7 e l’8 marzo 2024. La 34enne, secondo quanto ricostruito dal GUP, avrebbe viaggiato ad una velocità superiore a quella consentita sul tratto stradale (oltre i 106 km/h secondo il consulente tecnico del PM, intorno agli 85 km/h secondo quello della difesa), prima di tentare il sorpasso ai danni di un’altra vettura.

Una manovra descritta come “molto pericolosa” dal GUP, effettuata in un modo “del tutto sconsiderato e gravemente imprudente”. Per tentare di rientrare rapidamente nella propria corsia, la donna avrebbe urtato la parte posteriore destra con la parte anteriore sinistra del mezzo superato.

Dopo lo scontro, l’auto su cui viaggiava Sharon avrebbe iniziato a sbandare prima a sinistra e poi a destra, terminando la propria corsa schiantandosi violentemente contro un palo dell’illuminazione pubblica. Qualora l’imputata avesse rispettato diligentemente il codice della strada, scrive il GUP, “certamente l’incidente non si sarebbe verificato”.

La 34enne aveva provato a giustificarsi sostenendo di essere stata tamponata mentre viaggiava regolarmente sul proprio senso di marcia e a una velocità moderata. Una ricostruzione smontata dagli inquirenti e dai legali delle parti civili, gli avvocati Antonio Mancaniello e Luigi Esposito. L’imputata, infatti, non avrebbe rallentato nemmeno difronte alle insistenze di una delle sue passeggere. Una condotta di guida che integrerebbe gli elementi dell’omicidio stradale colposo, alla base della condanna per 4 anni e 8 mesi inflitta all’imputata, assistita dagli avvocati Cosimo La Fratta e Gabriella D’Arco, al termine del rito abbreviato.