A dieci anni dalla strage ferroviaria del 12 luglio 2016 sulla tratta Andria-Corato, nella quale persero la vita 23 persone, la famiglia di Enrico Castellano ha annunciato che non prenderà parte alla cerimonia commemorativa in programma ad Andria, alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
A spiegare la scelta è Daniela Castellano, figlia di una delle vittime, che sottolinea come la decisione non rappresenti una mancanza di rispetto nei confronti del Capo dello Stato, ma nasca da un profondo senso di amarezza. «Non vogliamo stringere più mani, non vogliamo più abbracci: il decennale lo viviamo in altro modo», ha dichiarato all’ANSA. «Siamo stanchi di farci prendere in giro».
Secondo Castellano, in questi dieci anni è mancata una presenza costante delle istituzioni. «Dov’erano i rappresentanti dei vari governi che si sono succeduti? La giornata di domani ha per noi lo stesso valore del 12 luglio di un anno fa, di tre anni fa o di sei anni fa. Non cambia qualcosa», afferma, aggiungendo: «Se i nostri morti sono di serie B, ci comporteremo come familiari di serie B».
La figlia di Enrico Castellano richiama anche l’attenzione sul percorso giudiziario seguito al disastro ferroviario. Nei mesi scorsi la Corte d’Appello di Bari ha confermato le condanne per il capostazione di Andria e per il capotreno, mentre sono stati assolti, come già in primo grado, la società Ferrotramviaria e gli altri imputati.
«Su quel binario unico correvano ogni giorno 90 treni: era una bomba a orologeria e nessuno fece qualcosa», sostiene Castellano, che guarda ora ai futuri sviluppi processuali. «Saremo sempre presenti in un’aula di tribunale per mio padre perché spero nella giustizia, ma domani no, non ci saremo», conclude.