Operazione Whisper, Emiliana Sinistro (donna del boss) tra eroina, messaggi dal carcere e ambizioni politiche

Scritto il 10/07/2026
da Maria Teresa Carrozzo

L’inchiesta coinvolge complessivamente 62 indagati e ha portato all’esecuzione di 23 misure cautelari: 21 persone sono finite in carcere, mentre per altre due sono stati disposti gli arresti domiciliari. È il bilancio dell’operazione “Whisper”, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Lecce, che ha acceso i riflettori su un presunto sistema di traffico di sostanze stupefacenti attivo nel territorio salentino.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, al centro dell’organizzazione vi sarebbe Alessandro Greco, indicato come capo, promotore, organizzatore e finanziatore del gruppo. Greco, stando all’ipotesi accusatoria, avrebbe diretto e finanziato i rifornimenti di sostanze stupefacenti, prevalentemente cocaina ed eroina, destinate a una vasta rete di distribuzione nel Salento.

Il ruolo di vertice attribuito a Greco sarebbe proseguito anche nel momento in cui l’uomo aveva avuto notizia del suo imminente arresto, a seguito della sentenza numero 517/2020, emessa il primo luglio 2020 dalla Corte di Appello di Lecce e divenuta definitiva l’8 novembre 2022. In quella fase, secondo quanto contestato, Greco si sarebbe avvalso dei suoi principali collaboratori, Alessandro Serino e Davide Corlianò, affidando loro gli incarichi che fino a quel momento avrebbe gestito in prima persona.

In particolare, Serino e Corlianò avrebbero curato i rapporti con i fornitori di eroina e cocaina e con i principali “clienti”, tra cui Tomas Manni e Sara Tafuro. Una delega operativa che, secondo gli investigatori, non avrebbe però comportato un arretramento del ruolo di Greco, il quale avrebbe continuato a mantenere il controllo dell’attività anche dopo l’ingresso in carcere.

Uno degli aspetti centrali dell’inchiesta riguarda infatti le modalità con cui Greco, pur detenuto, avrebbe continuato a impartire indicazioni e a seguire gli equilibri del gruppo. Secondo l’accusa, l’uomo avrebbe utilizzato un sistema di corrispondenza epistolare inviata e ricevuta per interposta persona, oltre a brevi ma salienti indicazioni sussurrate all’orecchio della moglie, Emiliana Sinistro, durante i colloqui.

Non solo. Gli inquirenti contestano anche l’utilizzo della gestualità durante i colloqui Skype con la donna. In quelle occasioni, approfittando dei collegamenti, Greco avrebbe comunicato con Serino e Corlianò, continuando così a mantenere l’assoluto controllo del traffico di stupefacenti e dei delicati equilibri all’interno del carcere.

Un ruolo rilevante viene attribuito anche a Emiliana Sinistro, indicata come partecipe dell’organizzazione. Nella prima parte delle indagini, la donna si sarebbe occupata principalmente della gestione della “cassa comune” e avrebbe veicolato all’esterno del carcere le indicazioni ricevute “all’orecchio” dal marito Alessandro Greco. Inoltre, avrebbe messo sistematicamente in contatto diretto il marito con Alessandro Serino e Davide Corlianò attraverso i colloqui a mezzo Skype.

La posizione di Sinistro, secondo la ricostruzione accusatoria, avrebbe assunto ulteriore rilievo a partire dal mese di agosto 2023, quando i rapporti con Davide Corlianò si sarebbero incrinati. In quella fase, la donna avrebbe prima finanziato, versando 3mila euro ad Alessandro Serino, l’acquisto di una partita di eroina che Gabriele Cuna, poi arrestato, avrebbe dovuto consegnare a Sara Tafuro.

Successivamente, sempre secondo gli inquirenti, Sinistro avrebbe sostituito Davide Corlianò nella gestione dei rapporti con i fornitori di cocaina, interloquendo — su mandato del marito — direttamente con Giuseppe Ambrogio Condina e con lo “zio”, indicato come riferimento per l’approvvigionamento della sostanza.

Verso la fine del 2023, dopo il definitivo allontanamento di Davide Corlianò, Emiliana Sinistro avrebbe continuato a fare da tramite. Utilizzando ancora i colloqui Skype, avrebbe permesso al marito di interloquire con Angelo De Luca, rimasto fedele a Greco, e con Raffaele Pezzuto, divenuto il principale riferimento dello stesso Greco con il fornitore di cocaina indicato come “zio”.

Sul piano pubblico, Emiliana Sinistro aveva cercato di ritagliarsi uno spazio anche nell’ambito dell’impegno civico e politico, militando in associazioni vicine al centrodestra e impegnate nel rilancio di San Cataldo, marina di Lecce da tempo al centro del dibattito cittadino per le sue potenzialità turistiche e per le criticità legate a servizi, decoro e infrastrutture. Una presenza che, secondo quanto emerge dal contesto dell’inchiesta, si affiancava al ruolo che gli investigatori le attribuiscono nella rete del boss Alessandro Greco: da un lato l’attivismo sul territorio e la partecipazione a iniziative pubbliche, dall’altro le contestazioni della Dda sul presunto coinvolgimento nella gestione della “cassa comune”, nei contatti con l’esterno e nei rapporti legati al traffico di stupefacenti.

L’operazione “Whisper”, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Lecce, delinea dunque un quadro investigativo complesso, in cui il presunto traffico di droga sarebbe stato gestito attraverso una rete di rapporti stabili, ruoli distribuiti e comunicazioni capaci di superare anche le limitazioni imposte dalla detenzione.

Le accuse, naturalmente, restano al vaglio dell’autorità giudiziaria. Saranno le successive fasi del procedimento a verificare le singole posizioni degli indagati e la tenuta dell’impianto accusatorio formulato dalla Dda.