Vi sarebbero due tarantini al vertice della presunta associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina sgominata nella notte dai Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Taranto. Una rete ben articolata, tra capi, promotori, presunti datori di lavoro compiacenti e intermediari pakistani, bengalesi e indiani.
Secondo quanto riportato nell’ordinanza applicativa delle misure cautelari, l’associazione sarebbe stata guidata dal un avvocato tarantino e dal titolare del CAF attraverso cui sarebbero state predisposte le richieste di nulla osta per il rilascio dei permessi di soggiorno. Il legale avrebbe gestito direttamente lo smistamento dei lavoratori alle aziende, curando i rapporti con gli intermediari e contrattando con questi ultimi le somme da pagare.
Gli intermediari stranieri, infatti, si sarebbero occupati di reperire gli extracomunitari interessati all’ingresso in Italia, concordando la somma da pagare in contanti o con ricariche Postepay o bonifici con causali fittizie. I due promotori, insieme ai presunti datori di lavoro, si sarebbero occupati in seguito di predisporre “richieste di nulla osta al lavoro subordinato stagionale” tramite il portale online del Ministero dell’Interno, indicando posizioni lavorative in realtà inesistenti o non necessarie alle relative aziende.
Dopo l’accettazione della domanda, veniva emesso il nulla osta all’ingresso in Italia per motivi lavorativi, inoltrato direttamente al relativo Consolato o Ambasciata. Proprio qui, il cittadino extracomunitario poteva presentarsi per ottenere il visto di espatrio e giungere in Italia, dove sarebbero stati rilasciati i permessi di soggiorno.
I sedicenti lavoratori, però, non avrebbero svolto alcuna attività presso le aziende richiedenti. Un modus operandi che avrebbe garantito alla presunta associazione un ingiusto profitto tramite l’ingresso illegale di centinaia di extracomunitari. Ipotesi di reato che hanno portato all’applicazione della misura cautelare in carcere nei confronti di 16 persone, mentre altre 14 sono state poste ai domiciliari.
In carcere sono finiti Michele Cervellera, Antonio Damiano Milella, Fernando Agrusti, Francesco Massafra, Alfredo Palladino, Jessica Puspi, Gianvito Jerry Surano, Maria Rosaria Cordisco Matrangolo, Arif Abdul, Asad Alì, Muhammad Usman Ashraf, Waseem Akram, Bhupendra Singh Batar, Shaid Hawlander, Kibria Mollah, Abdul Rahim.
Ai domiciliari, invece, gli indagati Shoaib Akram, Vincenzo De Pace, Pasquale De Quarto, Luciano Di Giorgio, Vincenzo Franco, Didarul Karim, Christian Lippo, Giuseppe Lisi, Antonio Lupoli, Anower Matubbar, Ebrahim Matubbar, Taimour Siddique, Davide Terranova, Anna Veltri.