Avrebbe prestato un “concorso morale e materiale” all’aggressione di Bakari Sako il 22enne fermato lo scorso 14 maggio e indagato per concorso nell’omicidio del 35enne maliano. È quanto si legge nell’ordinanza con cui il Giudice per le Indagini Preliminari Gabriele Antonaci non ha convalidato il fermo per assenza del pericolo di fuga ma ha disposto la misura cautelare in carcere per l’uomo.
Secondo il Magistrato, l’indagato non si sarebbe limitato ad osservare l’evolversi degli accadimenti ma avrebbe colpito la vittima con un pugno nella parte alta del corpo. Un quadro che sarebbe confermato dalle immagini di videosorveglianza al vaglio degli inquirenti e che confuterebbe le dichiarazioni spontanee rese dal 22enne in sede di interrogatorio. Nel corso dell’udienza, il giovane, assistito dall’avvocato Pasquale Blasi, si era avvalso della facoltà di non rispondere, professandosi comunque estraneo ai fatti poiché intervenuto per sedare la lite.
Secondo il GIP, invece, non soltanto avrebbe avuto una perfetta visuale “sin dal momento genetico dell’aggressione” a Sako, ma avrebbe deriso la vittima accusandola di fingere di stare male. Elementi che per il Magistrato dimostrerebbero un “solidissimo impianto indiziario” nei confronti del 22enne, il quale avrebbe agito con “spregiudicatezza” nonostante fosse incensurato. Accogliendo la richiesta presentata dal Pubblico Ministero, il GIP ha dunque disposto la custodia cautelare in carcere nei confronti dell’indagato.