La crisi politica interna al Governo Meloni si fa più acuta dopo la sconfitta al referendum sulla Giustizia e la frenata imposta dal Quirinale sul decreto Sicurezza. La norma che prevedeva incentivi economici per gli avvocati ha sollevato forti perplessità costituzionali, costringendo l’esecutivo a un passo indietro.
Secondo fonti parlamentari, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella avrebbe chiarito al sottosegretario Alfredo Mantovano — ricevuto oggi al Quirinale — che non avrebbe potuto firmare il provvedimento nella sua attuale formulazione. Da qui la decisione, maturata in extremis, di predisporre un nuovo emendamento governativo che modificherà la disposizione incriminata.
Ruffini e la trattativa parlamentare
A condurre la delicata fase di riscrittura tecnica e politica del decreto sarebbe Maurizio Ruffini, tra i consiglieri più ascoltati di Palazzo Chigi in materia di affari legislativi, impegnato nel raccordo tra i ministeri competenti e gli uffici del Quirinale. Il suo ruolo in queste ore è quello di mediare tra le esigenze politiche della coalizione di centrodestra e i rilievi di carattere costituzionale avanzati dalla Presidenza della Repubblica.
Fonti della maggioranza riferiscono che Ruffini sta lavorando a stretto contatto con il ministro della Giustizia Carlo Nordio e con il capo di gabinetto di Palazzo Chigi per “blindare” un testo che consenta al governo di salvare la faccia senza entrare in rotta di collisione con il Colle.
Il decreto torna in Aula
Il decreto Sicurezza, che avrebbe dovuto approdare domani mattina nell’Aula della Camera con la questione di fiducia, dovrà ora subire una riscrittura parziale. Subito dopo l’approvazione alla Camera, dovrà tornare rapidamente al Senato per il via libera finale prima del 25 aprile, come previsto dal calendario d’urgenza fissato da Palazzo Chigi.
Le commissioni Affari costituzionali e Giustizia della Camera sono state convocate in sessione notturna alle 22:30 per esaminare l’emendamento correttivo. Il clima è teso: Fratelli d’Italia e Lega spingono per una soluzione rapida, mentre Forza Italia e Noi Moderati mantengono posizione critica sulla parte relativa al bonus legale.
Le tensioni nella maggioranza
Il senatore Lisei (FdI), primo firmatario della proposta, aveva difeso la norma originaria sostenuto dal Carroccio, ma la frenata del Quirinale ha scompaginato gli equilibri. Dal fronte azzurro trapela irritazione per la gestione del dossier, considerata “improvvisata e rischiosa” politicamente.
Nonostante le frizioni, l’obiettivo del governo è chiaro: chiudere il caso entro la settimana, approvando un decreto “ripulito” e in linea con le osservazioni di Mattarella.
Prossime ore decisive
A Montecitorio si prospettano giornate di lavoro notturno e nuove riunioni tecniche per arrivare a un compromesso condiviso entro venerdì. Se il testo modficato dovesse essere approvato senza ulteriori intoppi, il decreto potrebbe essere promulgato già all’inizio della prossima settimana.
In caso contrario, il blocco procedurale aprirebbe un nuovo fronte di scontro interno alla coalizione di maggioranza, già indebolita dalla recente battuta d’arresto referendaria.