SAN PIETRO VERNOTICO – La gelosia, si sa, è cattiva consigliera. Ma qui ha preso il telefono, si è presentata al bar e, nel dubbio, si è armata anche di bastone. Il risultato è una condanna in primo grado: un anno e un mese di reclusione per un 70enne di San Pietro Vernotico, riconosciuto responsabile di stalking e danneggiamento ai danni di quello che, più che un conoscente, era diventato il “rivale” da inseguire.
La sentenza porta la firma della giudice Paola D’Amico, che ha accolto le richieste della pubblica accusa e della parte civile, difesa dall’avvocato Domenico Valletta. Oltre alla pena, l’imputato dovrà risarcire i danni materiali e morali, versare una provvisionale e coprire le spese legali sostenute dalla vittima.
Dietro la vicenda, una storia che sa di triangolo sentimentale mal digerito. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, coordinati dal pm Giovanni Marino, l’uomo non avrebbe accettato la presenza dell’altro nella vita della donna contesa. E da lì, un crescendo: telefonate cariche di minacce, messaggi indiretti affidati a conoscenti, fino al passaggio – tutt’altro che metaforico – alle vie di fatto.
Stalking, gli episodi contestati
Due episodi, in particolare, raccontano bene il clima. In entrambi i casi, la scena è quella quotidiana di un bar di paese. Nel primo, l’anziano raggiunge il rivale, lo insulta, lo minaccia di morte e prova ad aggredirlo con un bastone. Nel secondo, cambia il locale ma non il copione: stesso approccio, stessa escalation. Con una variante finale – il colpo sferrato contro l’auto della vittima, a suggellare una rabbia che non si accontenta delle parole.
La persona offesa, nel frattempo, cambia abitudini, evita luoghi, modifica la propria routine. Non per scelta, ma per necessità: quella di non incrociare più chi, tra una chiamata e un appostamento, aveva trasformato la quotidianità in un terreno minato.
Determinanti per ricostruire la vicenda, oltre alle dichiarazioni della vittima, le testimonianze raccolte e le immagini delle telecamere di videosorveglianza. Un puzzle che, pezzo dopo pezzo, ha dato forma a una storia in cui la gelosia, più che un movente, è diventata una condanna anticipata. Alla fine, è arrivata anche quella del tribunale.