(di Roberto Chito, Lorenzo Ruggieri e Dante Sebastio)
Il risultato nazionale del referendum sulla giustizia registra la vittoria del No con il 53,58%, mentre il Sì si ferma al 46,41%, al termine dello scrutinio.
Sono circa 14,7 milioni gli elettori che si sono espressi contro la riforma, con un vantaggio superiore ai 2 milioni di voti rispetto ai favorevoli. Il dato complessivo ribalta i pronostici della vigilia.
Determinante nel risultato è stata anche l’affluenza, che ha raggiunto il 58,93%, con una partecipazione significativa concentrata al Centro, al Nord e nelle grandi città.
Dal punto di vista territoriale, il No prevale in tutte le Regioni ad eccezione di Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia, dove invece si afferma il Sì. Il No risulta inoltre vincente in tutte le città capoluogo di Regione.
Tra i dati locali, il risultato più alto del No si registra in Campania e a Napoli, mentre il primato del Sì si rileva in Veneto.
19.57 – Decaro, il popolo sceglie quando sa che il suo voto conta
19.07 – Mario Turco, “Vincono la Costituzione e gli italiani”
“Il risultato del referendum segna una netta sconfitta politica per Giorgia Meloni e per una destra che ha tentato di piegare la giustizia a una logica di potere. Ha vinto il Paese reale. Hanno vinto i cittadini che non si sono lasciati ingannare dalla propaganda e dalle falsità del governo. Hanno vinto coloro che credono in una giustizia autonoma, indipendente, davvero uguale per tutti, non subordinata agli interessi della maggioranza politica di turno. Questo voto è un messaggio politico inequivocabile. Gli italiani hanno respinto una riforma sbagliata nel merito e pericolosa nell’impianto, che interveniva su nodi delicatissimi dell’ordinamento giudiziario – dalla separazione delle carriere alla riforma del Csm – mettendo a rischio l’equilibrio tra i poteri dello Stato. Per il Movimento 5 Stelle è la conferma che, quando si difendono i principi costituzionali, la legalità e l’interesse generale, il Paese sa distinguere e sa reagire. Il governo si fermi, ascolti questo voto e prenda atto che non può continuare a forzare le istituzioni e a dividere il Paese. Da oggi si apre una nuova fase politica: serve costruire un’alternativa seria, capace di dare risposte concrete alle emergenze degli italiani, dal lavoro al caro vita, dalla sanità pubblica alla crisi industriale.” Lo dichiara il sen. Mario Turco, vicepresidente del M5S e componente della commissione d’inchiesta sulle banche.
19:00 – Referendum, trionfo del “No” in tutte le province pugliesi
La Puglia conferma il trend nazionale, con un trionfo del No in tutte le province. Schiacciante il successo a Bari, dove gli oppositori della riforma hanno prevalso con il 60,27%. A Barletta-Andria-Trani, il No ha avuto la meglio con il 56,88%, di poco superiore rispetto a Taranto (56,71%) e Brindisi (56,58%). Poco sotto la media Nazionale anche Foggia (55,42%) e Lecce (53,95%), dove comunque gli elettori hanno scelto comunque di opporsi alla riforma costituzionale.
18:35 Basilicata, il “no” trionfa con il 60,03 per cento
Con 136.997 voti, pari al 60,03 per certo, la Basilicata conferma il trend italiano del “no” al Referendum della giustizia. La Provincia di Potenza si attesta con il 59,41 per cento per il “no”, mentre al 40,59 per certo per il “sì”. Nel capoluogo, trionfa il “no” con il 59,41 per cento, mentre il “sì”, si ferma al 40,59 per cento. Sulla stessa lunghezza d’ondata, anche Matera: vince il “no” al 68,23 per cento, mentre il “sì” al 31,77 per cento. In Provincia, invece, il “no” trionfa con il 61,24 per centro e il “sì” raccoglie il 38,76 per cento.
18.42 – Referendum in Puglia: No al 57,14%, Sì al 42,86%
Il dato definitivo del referendum confermativo sulla legge costituzionale di riforma della giustizia in Regione Puglia registra la prevalenza del No con il 57,14% contro il 42,86% dei Sì, al termine dello scrutinio completo.
Le sezioni pervenute sono 4032 su 4032, a conferma della conclusione delle operazioni di conteggio. Il corpo elettorale complessivo è pari a 3.171.631 elettori.
Alle urne si sono presentati 1.650.119 votanti, con un’affluenza che si attesta al 52,03%. Il dato certifica una partecipazione superiore alla metà degli aventi diritto.
Nel dettaglio delle schede, oltre alle percentuali tra Sì e No, risultano 3.824 schede bianche e 7.061 schede nulle.
18.39 – Landini dopo il voto: “La Costituzione non va cambiata”
“Si è dimostrato che la Costituzione non va cambiata, non va stravolta, ma va applicata”. Con queste parole Maurizio Landini, segretario generale della Cgil, ha commentato il risultato del referendum dal Comitato società civile per il no al referendum, riunito al Centro congressi Frentani di Roma.
Nel suo intervento, Maurizio Landini ha parlato di “un messaggio di unità”, collegando l’esito del voto a quella che ha definito anche una “bellissima giornata”. Il segretario generale della Cgil ha quindi sottolineato il significato politico del risultato, affermando che la Costituzione non va modificata o stravolta, ma applicata.
Accanto alla lettura del voto, Maurizio Landini ha rivolto un invito a chi voleva condividere il momento con il fronte del no. “Noi pensiamo che sia anche utile dire a tutti quelli che vogliono festeggiare con noi che verso le 18-18.30 possiamo ritrovarci a piazza Barberini”, ha detto, indicando piazza Barberini come luogo dell’appuntamento.
Nel corso dell’intervento al Centro congressi Frentani, Maurizio Landini ha anche richiamato “la grandissima partecipazione al voto” e “la difesa dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura”. Poi ha concluso con un’altra frase netta sul significato della giornata: “È cominciata una nuova primavera nel nostro Paese”.
18.34 – Gigia Bucci (Cgil Puglia): “Questa bocciatura è un messaggio al Governo”
18.32 – Vito Leccese (sindaco di Bari): “Un no a chi voleva cambiare la Costituzione”
18.30 – Anm Bari: “”I cittadini hanno difeso la separazione dei poteri”
18.29 – Comitato No Bari: “I cittadini hanno capito pericoli della riforma”
18.23 – Camere penali Bari: “Maggioranza cittadini ha detto no”
17.35 – Mauro D’Attis (FI): “Adesso serve equilibrio”
“Siamo abituati a commentare vittorie e sconfitte. Mi auguro solo che il dopo-referendum sia gestito con equilibrio da tutte le parti”. Sono le parole di Mauro D’Attis, esponente di Forza Italia. “I cittadini un po’ sono stati terrorizzati. Gli sono state raccontate delle cose che non sono vere. Ci sta che il popolo non ha voluto cambiare, votando il certo per l’incerto. La separazione delle carriere era nel programma elettorale di tutte le forze politiche. Tutte le valutazioni devono essere fatte a mente fredda. Però, il tutto è stato messo su altri temi: come il no al Governo o altro. C’è stata una grande affluenza, e da un certo punto di vista è stata anche una sorpresa”, conclude D’Attis.
17.30 – Poli Bortone: “Io coerente, la sinistra rinnega se stessa”
Arrivano critiche rivolte alla sinistra da parte della sindaca di Lecce Adriana Poli Bortone dopo la vittoria del No al Referendum. Una sinistra accusata di “rinnegare sé stessa” dalla prima cittadina salentina: “Sono stata coerente con una battaglia anche del mio partito. Ho rivendicato questa coerenza, sono convinta che il popolo decida e si debba avere rispetto delle decisioni democratiche. Il popolo italiano ha deciso così e non si può che rispettare. Ormai è chiaro che abbiamo una sinistra disposta a rinnegare sé stessa pur di fare un dispetto al Governo, anche se eletto. È sempre la stessa sinistra che diede vita all’autonomia differenziata prima di fare campagna contro. Sono lieta che la maschera sia caduta. Credo nella magistratura onesta e che tutti gli scandali denunciati da Palamara vengano messi da parte. Ho intervistato qualche giovane e sono rimasta sconcertata perché speravo che almeno da parte loro ci fosse saggezza, razionalità e curiosità di affrontare il tema”.
17.25 – Nordio: “Rispettiamo il voto, resta forte la nostra democrazia”
Il ministro della Giustizia Carlo Nordio interviene all’indomani dell’esito del referendum sulla Giustizia, prendendo atto della decisione degli elettori e ribadendo il rispetto per il voto popolare. “Prendo atto con rispetto della decisione del popolo sovrano – ha dichiarato -. L’obiettivo della riforma era quello di completare il percorso avviato con il modello accusatorio ideato da Giuliano Vassalli e sancito dall’articolo 111 della Costituzione, che definisce il giudice terzo e imparziale. Abbiamo impiegato tutte le nostre energie per spiegare, in termini accessibili, i contenuti di questo intervento”. Il ministro ha inoltre precisato che non intende attribuire al risultato referendario un significato politico, ringraziando comunque quella parte dell’elettorato che ha sostenuto la proposta. Infine, un passaggio sulla partecipazione al voto, definita un segnale positivo: l’affluenza, ha osservato Nordio, “conferma la solidità della nostra democrazia”.
17.20 – Conte (M5S): “Voto segnale politico forte, i cittadini vogliono cambiare”
Il presidente del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, commenta l’esito del referendum sulla Giustizia parlando di un chiaro messaggio politico rivolto all’esecutivo. “È un avviso di sfratto al governo, dopo quattro anni. Un segnale forte, politico”, ha dichiarato nel corso di una conferenza stampa tenuta nella sede del partito a Roma. Secondo l’ex premier, il risultato del voto apre una fase nuova nel panorama politico nazionale: “Si apre una nuova stagione politica, una nuova primavera. Ce la metteremo tutta per rispondere a questa richiesta di voltare pagina da parte dei cittadini”. Conte ha inoltre sottolineato il ruolo delle nuove generazioni nel risultato referendario, evidenziando come dietro la vittoria del No vi sia stata una significativa partecipazione giovanile.
17.15 – Meloni: “Rispettiamo il voto, avanti con responsabilità”
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni interviene dopo l’esito del referendum sulla Giustizia, riconoscendo la sconfitta del Sì e ribadendo il rispetto per la volontà degli elettori. “Gli italiani hanno deciso. E noi rispettiamo questa decisione”, ha dichiarato la premier, sottolineando la linea del Governo dopo il risultato delle urne. Meloni ha assicurato continuità nell’azione dell’esecutivo: “Andremo avanti, come abbiamo sempre fatto, con responsabilità, determinazione e rispetto verso il popolo italiano e verso l’Italia”.
17:10 – Chiorazzo: “È un no anche al Governo Bardi in Basilicata”
“Una bellissima giornata, una festa della democrazia. Quando vanno a votare così tanti cittadini, è una bella risposta. È un no secco al Governo Meloni, e soprattutto a quello Bardi in Basilicata. Un risultato forte e chiaro. Adesso sta al centro-sinistra costruire un’alternativa solida e valida in vista dei prossimi appuntamenti elettorali”. Sono le parole di Angelo Chiorazzo, consigliere regionale di Basilicata Casa Comune.
16.57 – Emiliano: “L’abbiamo scampata grazie all’elettorato”
Il commento sull’andamento del referendum sulla giustizia arriva da Michele Emiliano, ex presidente della Regione Puglia, che a Bari ha espresso una valutazione sull’esito dello scrutinio. “L’abbiamo scampata grazie alla maturità dell’elettorato italiano”, ha dichiarato, sottolineando come il voto abbia riguardato temi come autonomia e indipendenza della magistratura e la Costituzione.
Secondo Emiliano, il risultato evidenzierebbe la capacità degli elettori di comprendere la rilevanza della consultazione. “La destra italiana continua a cercare di manomettere pezzi della Costituzione”.
Nel suo intervento, l’ex presidente ha comunque indicato la necessità di intervenire sul sistema giudiziario. “Si deve mettere mano a una riforma complessiva della giustizia che la renda veloce. Tra gli obiettivi una riduzione del protagonismo dei pubblici ministeri e una maggiore centralità dei processi nel dibattimento rispetto alle indagini preliminari”.
Nel passaggio conclusivo, Emiliano ha evidenziato anche il tema delle conseguenze professionali: “Rinviare a giudizio qualcuno o arrestarlo e poi non riuscire a farlo condannare deve diventare un peccato mortale”, ha dichiarato, collegando il tema alla responsabilità nell’esercizio della funzione giudiziaria.
16:52 – Tarantino (pres. Provincia Lecce): “La Costituzione non va cambiata così”
Il fronte del No esulta per la vittoria nel referendum costituzionale. Tra gli oppositori alla riforma anche il presidente della provincia di Lecce Fabio Tarantino: “Mi sembra che il no stia prevalendo su tutta la provincia, in particolare nel capoluogo. Ciò conferma che la Costituzione non va cambiata così. Quando si tratta della Carta Costituzionale, la popolazione esprime un sentimento di tutela. Chi ha politicizzato il referendum ora ne deve raccogliere le conseguenze”.
Tarantino ha poi accolto favorevolmente il dato emerso nella provincia di Lecce: Il dato fa riflettere e ci dice che il dibattito ha funzionato su entrambi i fronti, stimolando i cittadini a votare. La fascia di astensionismo di sinistra è stata solleticata dall’eccessivo interventismo del centrodestra in questa campagna elettorale. Abbiamo un bel dato per il centrosinistra, ovvero il ritorno alle urne. Il Governo ha perso questo referendum perché il popolo del centrosinistra è andato a votare”.
16:50 – Lacarra (Pd): “Fallimento della riforma va ascritto al Ministro Nordio”
Maggiore coinvolgimento dell’opposizione nelle riforme costituzionali. Questo il monito lanciato dal deputato del Partito Democratico Marco Lacarra dopo la vittoria del No al referendum: “Mi pare sia evidente che il fallimento vada ascritto principalmente al Ministro della Giustizia. In questa settimana abbiamo chiesto le dimissioni di Delmastro, il capogabinetto deve assumersi le responsabilità per le sue dichiarazioni. Spero che questo risultato sia per il futuro un ammonimento a questa maggioranza, per le riforme costituzionali serve più coinvolgimento della minoranza”.
16:45 – De Santis (PD): “Grazie ai pugliesi per manifestazione d’affetto”
“Raggiungere quasi 15 milioni di elettori che votano no è un segnale importante: l’Italia non è divisa e ha dimostrato di stare dalla parte della Costituzione. Nelle prossime ore, chiederemo delle valutazioni nette al Governo. Si tratta di numeri importanti. Ringraziamo i pugliesi per questa manifestazione di affetto”. Lo ha affermato Domenico De Santis, segretario del Partito Democratico Puglia.
16.40 – Palamara: “Riferendum diventato un pro o contro Giorgia Meloni”
Con i risultati ormai consolidati, è tempo di bilanci nei fronti del No e del Si al referendum. Tra i favorevoli alla riforma vi è l’ex magistrato Luca Palamara, ex membro del Consiglio Superiore della Magistratura“Gli italiani hanno rispedito al mittente la riforma e bisogna rispettare la decisione. Una larga parte di cittadini si è interessata al tema e al cambiamento. Ritenevo che i punti trattati potessero cambiare la magistratura ma bisogna rispettare la volontà del popolo. Il fronte del No è compatto e ha veicolato messaggi che hanno fatto breccia. Sul versante del Sì vi erano tanti interessi convergenti e non sono riusciti a passare messaggi forti. Il risultato non significa non saper interpretare la volontà di cambiamento di molti cittadini italiani”.
L’ex magistrato si è espresso anche sulle accuse rivoltegli: “La verità non deve mai fare male, vedere dei giovani magistrati che senza conoscere fatti e situazioni hanno denigrato la mia persona mi fa tenerezza. Sono un libero cittadino, durante questa campagna referendaria ho parlato e continuerò a farlo. Una volta definite le calunnie, il mio obiettivo è tornare in magistratura e non disperdere l’impegno politico”.
Palamara ha poi difeso le ragioni della riforma: ”Sono convinto ancora oggi che il sorteggio superi le correnti ma penso che il referendum sia stato un pro o contro a Giorgia Meloni”.
16:33 – Taddei (FI): “Accettiamo la scelta degli italiani”
“Ringraziamo gli elettori ci hanno dato il loro consenso, perché per Forza Italia è una battaglia che portiamo avanti da tempo. Accettiamo il risultato, perché il popolo ha sempre ragione. Sicuramente la giustizia ha bisogno di riforme”. Lo afferma Vincenzo Taddei, coordinatore di Forza Italia della Provincia di Potenza.
“Governo e referendum sono due cose diversi, si vedrà quando ci saranno le prossime elezioni politiche: in quella sede capiremo se avremo fatto bene o meno. La Meloni ha sempre affermato che a prescindere dal risultato referendario avrebbe continuato a lavorare secondo il programma del centro-destra”, prosegue Taddei.
L’attuale Governo prosegue il proprio lavoro: “In Parlamento c’è una maggioranza e un Governo che sta lavorando molto bene su altri temi. Prendiamo atto della scelta degli italiani di non voler procedere con la riforma della giustizia”, conclude Taddei.
16.28 – Proteste in piazza dopo il voto: “Meloni si dimetta”
Mobilitazioni sono state annunciate in diverse città italiane per il pomeriggio di lunedì 23 marzo, con presidi organizzati dopo l’esito del referendum. “Ha vinto il no. Meloni dimissioni!” è lo slogan lanciato dagli organizzatori delle iniziative. A promuovere le manifestazioni sono Potere al Popolo e il Comitato No Sociale, che hanno indicato una serie di appuntamenti distribuiti sul territorio nazionale. A Roma il presidio è previsto alle ore 18 in piazza Santi Apostoli, mentre a Milano i manifestanti si ritroveranno in piazzale Loreto. Alla stessa ora sono programmati incontri anche a Napoli, in Largo Berlinguer, e a Torino, in piazza Castello. Ulteriori presidi sono stati organizzati in altre città, tra cui Bologna, Cuneo, Padova, Pisa e Verona, delineando una mobilitazione diffusa in più aree del Paese.
16:25 – Stefanazzi: “Risposta degli italiani merita valutazioni”
“È stata una campagna elettorale bellissima che ci ha fatto riconnettere con la comunità. La risposta dell’Italia è che la Costituzione è ancora punto di riferimento, si tratta di una risposta che merita valutazioni”. Lo afferma l’onorevole Claudio Stefanazzi del Partito Democratico.
“La partecipazione al voto indica che gli italiani sono interessati al voto e sul tema giustizia dobbiamo cominciare a lavorare da domani mattina. La gente avverte che la giusta ha dei problemi e bisogna affrontarli. I cittadini, però, hanno scelto di non cambiare le carte in tavola perché non hanno ritenuto valide questa modalità”, prosegue Stefanazzi.
Adesso, l’attenzione si sposta sul Governo Nazionale: “Capiremo cosa accadrà al Ministero della Giustizia e all’interno della coalizione della Meloni. Si tratta di una forchetta davvero ampia. Ovviamente la palla è sempre in mano al Governo. Il Partito Democratico ha fatto un gran lavoro che ci ha permesso di riconnetterci con la nostra comunità”, conclude Stefanazzi.
16:05 – Viceministro Giustizia Sisto: “Attendiamo gli esiti definitivi prima di valutare”
I primi dati proiettano il No in vantaggio ma sul fronte opposto le speranze non sono ancora sopite. Lo ha rivelato il viceministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto, esponente di Forza Italia: “Aspettiamo gli esiti definitivi. La democrazia va rispettata, vedremo come finirà prima di valutare. Il momento è delicato ma sono convinto che bisogna attendere i risultati definitivi. Non penso che questo voto possa avere una immediata lettura politica. Se dovesse vincere il Sì sarebbe un successo straordinario ma comunque vada non vedo un contenuto politico da una parte o dall’altra”
Il vice guardasigilli ha poi commentato le dimissioni del presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati Cesare Parodi: “Le dimissioni sono sempre un fatto personale. Se lo ha fatto avrà avuto le sue ragioni ma non cambia il mio giudizio”.
16:00 – Puglia, i dati definitivi sull’affluenza
È il 52,01% la percentuale di affluenza in Puglia alla chiusura delle urne. Lo riporta il portale Eligendo che colloca Bari in testa tra le province con il 53,90%, mentre i seggi meno affollati sono stati a Foggia con 48,20%. Lecce si assesta al 53,64%, con Barletta-Andria-Trani sul podio con il 52,59%. La maggior parte degli elettori si è recata alle urne a Taranto (50,71%), mentre Brindisi ha raggiunto il 49,62%.
15:50 – Basilicata, i dati definitivi sull’affluenza
È del 53,27 per cento il dato definitivo dell’affluenza in Basilicata. In Provincia di Potenza è stato del 53,89 per cento e in Provincia di Matera è stata del 52,1 per cento. Per quanto riguarda Potenza, l’affluenza è stata del 60,07 per cento. A Matera, invece, del 57,82 per cento.
15:47 – Opinio Rai, No avanti con il 53,1%
Prima proiezione di Opinio Rai dopo la chiusura delle urne. Stando ai primi dati, il No sarebbe in vantaggio con il 53,1%, mentre il Sì sarebbe attualmente al 46,9%,
15:40 – Lomuti (M5S): “Vittoria del no sarebbe grande segnale”
“Partire bene si è già a metà del viaggio. I primi dati ci fanno ben sperare. Non era facile smontare le tesi del centro-destra, dove i cittadini hanno risposto molto bene a livello di affluenza. È il quinto referendum che faccio dall’inizio della nostra Costituzione. È stato un cammino fatto con temi forti”, ha affermato Arnaldo Lomuti, segretario del M5S Basilicata.
“Devo ringraziare i cittadini lucani perché hanno capito l’importanza di questo referendum. Se vincesse il no sarebbe una bella soddisfazione per tutti, soprattutto per coloro che sono andati con la schiena dritta. Eravamo di fronte ad una riforma che andava a ledere i diritti di tutti”, prosegue Lomuti.
In conclusione, Lomuti guarda avanti: “Se dovesse vincere il no saremmo un po’ tutti più sereni per un pericolo scampato, avrebbe preso vita l’autonomia differenziata. L’eventuale vittoria del no sarebbe un segnale per il Governo-Meloni che c’è un’altra maggioranza in Italia”.
15.30 – Parodi rassegna le dimissioni da presidente Magistrati
Cesare Parodi, ha rassegnato le dimissioni dalla carica di presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati. Alla base della decisione, però, non vi sarebbero i primi exit poll sul referendum ma motivi personali.
Ore 15.19 – Referendum, arrivano i primi dati
Dopo la chiusura dei seggi emergono i primi dati sul referendum sulla giustizia, con indicazioni che descrivono un equilibrio tra le due opzioni. Gli exit poll diffusi da Opinio Rai attribuiscono al No una percentuale compresa tra il 49% e il 53%, mentre il Sì si colloca tra il 47% e il 51%. Indicazioni analoghe arrivano anche dagli instant poll realizzati da SWG La7, che confermano una forbice sovrapponibile: No tra il 49% e il 53%, Sì tra il 47% e il 51%. Anche le rilevazioni di Tecnè parlano di un confronto serrato, senza un vantaggio netto. Il dato sull’affluenza registra una partecipazione significativa: alle ore 23 di domenica 22 marzo ha votato il 46% degli aventi diritto. Trattandosi di un referendum confermativo, non è previsto il quorum. Le prime proiezioni delineano quindi un quadro ancora aperto, con margini ridotti tra le due opzioni e una distribuzione del voto che non consente di individuare un esito definito sulla base dei dati disponibili.