Cadono le accuse di corruzione e turbativa d’asta nei confronti di Martino Tamburrano, ex presidente della Provincia di Taranto imputato insieme all’imprenditore Pasquale Lonoce. La Corte di Appello di Taranto, infatti, ha ribaltato la condanna in primo grado di nove anni e sei mesi per il politico, accogliendo le tesi difensive presentate dai legali Carlo Raffo e Giuseppe Modesti e disponendo l’assoluzione “perché il fatto non sussiste”.
Lo scorso anno, la stessa Corte d’Appello aveva annullato il filone del processo relativo alla concessione dell’autorizzazione all’ampliamento della discarica di Torre Caprarica a Grottaglie per nullità processuale, in cui Tamburrano e Lonoce erano finiti a giudizio insieme ad altre due persone, sancendone la ripetizione. Erano rimaste in piedi, invece, le imputazioni inerenti la presunta corruzione per affidamenti della Provincia all’imprenditore Lonoce per lavori di somma urgenza e la presunta turbativa d’asta per l’aggiudicazione della gara d’appalto per l’igiene urbano a Sava. Accuse che non avrebbero retto in secondo grado, con la Corte d’Appello che ha assolto il politico e l’imprenditore con formula piena.