La Corte Suprema annulla senza rinvio le accuse di falso e turbativa all’ex sindaco
La Cassazione ha accolto integralmente i motivi di ricorso presentati dalla difesa di Tommaso Minervini, ex sindaco di Molfetta, annullando senza rinvio le misure cautelari disposte nei suoi confronti nell’ambito di un’indagine su presunte irregolarità negli appalti pubblici in cambio di voti.
La decisione, contenuta in nove pagine di sentenza, ha escluso la presenza di gravi indizi di colpevolezza per cinque contestazioni di reato. In questo modo sono state annullate sia l’ordinanza di arresti domiciliari emessa dal gip nel giugno 2025, sia il successivo provvedimento del Tribunale del Riesame, che aveva sostituito la misura detentiva con l’interdizione dai pubblici uffici per un anno. Di fatto, secondo la Suprema Corte, l’ex primo cittadino non doveva essere arrestato.
Le contestazioni riguardavano tre episodi di falso e due di turbata libertà del procedimento di scelta del contraente. La Cassazione, sesta sezione penale presieduta da Giorgio Fidelbo, ha fornito una lettura opposta rispetto all’impostazione accusatoria, riconoscendo la correttezza del comportamento attribuito a Tommaso Minervini.
Al centro dell’inchiesta della Procura di Trani vi erano tre appalti ritenuti irregolari e collegati alla promessa di voti: la realizzazione dell’area mercatale, il nuovo porto commerciale e lo sportello per l’occupazione “Porta Futuro”. La ricostruzione della Suprema Corte ha escluso che tali elementi configurassero i reati contestati.
Tommaso Minervini, al secondo mandato, era stato rieletto nel 2022 alla guida di una coalizione civica con esponenti di centrodestra e centrosinistra. Dall’ottobre scorso il Comune di Molfetta è commissariato e nel prossimo mese di maggio si terranno le elezioni per il nuovo sindaco e il Consiglio comunale.