Operazione Colemi, Pietro Guadalupi “agevolò il clan dei tuturanesi”

Scritto il 17/03/2026
da Michele Iurlaro

Al centro dell’episodio contestato a Guadalupi, un pizzo da 500 euro. Un “pensiero” per lavori effettuati sul territorio controllato dal clan

BRINDISI – Estorsioni in odor di Sacra Corona Unita a Brindisi: il ruolo dell’ex presidente del consiglio comunale Pietro Guadalupi, accusato di aver fatto da intermediario tra una vittima e gli esponenti Scu del clan dei tuturanesi.

Estorsioni in odor di Scu, il clan dei Tuturanesi

Avrebbe organizzato l’incontro con la vittima e assistito alla consegna del denaro estorto con modalità mafiose: è questo il ruolo contestato all’ex presidente del consiglio comunale di Brindisi Pietro Guadalupi, arrestato insieme ad altre tre persone nell’operazione “Colemi” firmata dalla Dda di Lecce e dalla Squadra Mobile messapica. Il 35enne è ora ristretto in carcere.

Secondo gli inquirenti, Guadalupi ha agito su indicazione di ambienti legati alla Sacra corona unita. Lo sfondo è quello del clan dei Tuturanesi legato al boss Salvatore Buccarella, indagato a piede libero in questa inchiesta. Il giovane politico era in contatto con la frangia storica del clan e avrebbe così facilitato una richiesta estorsiva ai danni di un imprenditore del settore edilizio.

Operazione Colemi, un “pensiero” da 500 euro

Al centro dell’episodio, il pagamento di 500 euro. Un “pensiero” per lavori effettuati sul territorio: non minacce dirette, ma il peso del gruppo, la sua reputazione, il controllo esercitato dalla Scu sull’area.

Guadalupi, insomma, avrebbe fatto da tramite, organizzando l’incontro e agevolando i membri del sodalizio fino alla riscossione della somma, avvenuta in sua presenza.

L’indagine “Colemi” si collega a quella che, lo scorso settembre, portò all’arresto di Buccarella. Oggi, come ieri: quando spunta il nome di “Totò Balla” si parla sempre di estorsione, business primario per la “vecchia scuola” della Sacra Corona Unita.

Il quadro disegnato nell’ordinanza, infatti, richiama le dinamiche tipiche del clan tuturanese, fondato su intimidazione costante, silenziosa, mafiosa. Perché se non paghi il pizzo… beh, ti bruciamo tutto. E tu, qui, non lavori più.