BRINDISI – Da enfant prodige della politica brindisina a indagato per estorsione aggravata dal metodo mafioso: la parabola di Pietro Guadalupi, ex presidente del consiglio Comunale di Brindisi, si consuma nell’arco di un decennio. Ed il rumore del suo arresto nell’ambito dell’operazione “Colemi” non deve stupire, complice una carriera tanto rapida quanto, fino ad oggi, universalmente apprezzata nell’area moderata.
Nato nel 1991, originario di Tuturano, Guadalupi si era imposto fin da giovanissimo come volto emergente del centrodestra. A soli 18 anni conquista la presidenza della Pro Loco della frazione brindisina, diventando il più giovane dirigente dell’associazione a livello nazionale. Bello, intelligente, laureato. E pure promettente.
Tanto che il salto in politica, da figlio d’arte con i tratti del predestinato, arriva presto. E arriva forte e chiaro. Eletto consigliere comunale a Brindisi, nel 2016 è il più suffragato. Un trampolino di lancio per qualcosa in più. A 25 anni è eletto presidente del consiglio comunale: uno dei più giovani d’Italia. Tanto per confermare la stima della politica locale. Specie quella di centrodestra. Eppure, la sensazione è che al fenomeno Guadalupi i confini cittadini stiano stretti.
Guadalupi, la candidatura in Regione
E infatti, nel 2020 tenta il grande salto in Regione. La lista è quella di Fratelli d’Italia, con un sostegno diretto di Raffele Fitto, candidato governatore poi sconfitto da Michele Emiliano. Il giovane Pietro racimola oltre 3mila voti in tutta la provincia messapica che, però, non bastano ad entrare nell’assise di via Gentile. Di certo, quel patrimonio di consensi non può essere disperso. O forse sì. Nel 2023, Guadalupi è ad un passo dalla candidatura a sindaco di Brindisi ma, alla fine, correnti e strategie preferiscono puntare sul ritorno di Pino Marchionna. “Non ci sono più le condizioni per continuare ad offrire la mia disponibilità”, spiegò all’epoca, sfilandosi un po’ dalla politica, ma non dalla scena pubblica.
Guadalupi, nel frattempo, diventa pure vicepresidente nazionale delle imprese del verde di Confartigianato: insomma, mai fermarsi.
Oggi, però, il quadro cambia nelle tinte. E, anzi, l’arresto nell’ambito dell’inchiesta della Dda rischia di macchiare un curriculum che appariva immacolato. Un profilo talmente promettente per quel “piccolo Fitto” che, sognando l’Europa, si fermò a Tuturano.