Oltre mille anni di carcere complessivamente richiesti dalla Procura nel maxi processo con rito abbreviato che riunisce due distinti procedimenti, entrambi scaturiti da operazioni dei carabinieri contro la criminalità organizzata salentina e in particolare contro la Sacra Corona Unita.
Il numero degli imputati è da record: in totale sono 145. Le richieste di condanna sono 143, mentre due sono le richieste di assoluzione. La pena più alta invocata è di 20 anni di reclusione, avanzata per 20 imputati.
La decisione di accorpare i due processi è stata assunta dal giudice Stefano Sala del Tribunale di Lecce al termine dell’udienza preliminare relativa a 106 persone coinvolte nell’inchiesta “Sud-Est”. A questi si sono aggiunti gli imputati del procedimento “Lockdown”, nato da un’ulteriore indagine sul presunto clan Penza di Lecce.
La requisitoria è stata sostenuta dal pubblico ministero Giovanna Cannarile, che ha ripercorso gli esiti investigativi e le contestazioni mosse agli imputati, chiedendo pene severe nei confronti di coloro che, secondo l’accusa, avrebbero fatto parte o gravitato nell’orbita del sodalizio criminale.
Tra le richieste più rilevanti:
20 anni per Antonio Marco Penza;
8 anni e 6 mesi per Massimo Accogli;
8 anni e 8 mesi per Alfonso Accoto;
7 anni e 2 mesi per Cirino Accoto;
3 anni e 4 mesi e 14mila euro di multa per Mirko Attanasio;
4 anni e 2 mesi e 18mila euro di multa per Giacinto Aventaggiato;
5 anni e 4 mesi per Tania Benincasa.
Il procedimento, per numeri e portata delle contestazioni, rappresenta uno dei più imponenti celebrati negli ultimi anni nel distretto leccese. L’accorpamento ha consentito di riunire in un unico rito abbreviato le posizioni processuali legate a due inchieste che, secondo l’impianto accusatorio, avrebbero documentato l’operatività e la capacità di radicamento del gruppo criminale sul territorio.
Ora la parola passa alla difesa. Dopo la requisitoria del pubblico ministero, il processo entrerà nella fase delle arringhe difensive prima della decisione del giudice, chiamato a pronunciarsi sulle responsabilità degli imputati.