Un post sui social con il video della frase «Io sono innocente. Spero dal profondo del cuore che lo siate anche voi», pronunciata da Enzo Tortora nel processo d’appello del 1986, ha riaperto la discussione anche a livello locale. Quel video ricorda un grave errore giudiziario e sottolinea quanto sia importante avere un processo equilibrato e un giudice davvero imparziale. Quel post è firmato da Giovanni Luca Aresta, ex parlamentare di Mesagne fortemente impegnato nella scorsa Legislatura e oggi avvocato e manager pubblico, che ha spiegato perché voterà Sì al referendum sulla separazione delle carriere.
«In Parlamento ho visto quanto una decisione di un tribunale possa cambiare la vita di una persona, il futuro di una famiglia, il destino di un’impresa o di un Comune» ha scritto l’on. Aresta. «Tornando a fare l’avvocato, – ha aggiunto – mi è ancora più chiaro che in aula si decide della libertà, del lavoro, della reputazione di ciascuno di noi».
Il punto centrale è semplice: «Il giudice deve essere davvero terzo – ha detto puntualizzando -: “Oggi giudici e pubblici ministeri fanno parte dello stesso corpo e condividono carriere. Anche quando lavorano con correttezza, questo può far nascere nei cittadini il dubbio che il giudice non sia del tutto indipendente rispetto a chi rappresenta l’accusa».
Per Aresta la riforma serve a togliere questo dubbio: «La separazione delle carriere chiarisce i ruoli», con l’obiettivo di «una giustizia più comprensibile, più equilibrata, più vicina alle persone», sulla linea delle principali democrazie liberali. «Un processo è davvero giusto quando accusa e difesa si confrontano ad armi pari davanti a un giudice che non appartiene né all’una né all’altra».
Un altro tema è la fiducia: «Una giustizia che appare chiusa e autoreferenziale allontana le persone dallo Stato. Una giustizia trasparente aiuta invece a sentirsi parte di una comunità in cui le regole valgono per tutti». Aresta ha chiuso con una precisazione netta: “non è una battaglia di partito”.