La gip Tea Verderosa ha condiviso l’impianto accusatorio della Procura e ha riconosciuto l’aggravante del metodo mafioso contestata dal pm Alessandro Prontera nell’ambito dell’inchiesta sull’assalto al portavalori avvenuto sulla statale 16, tra Brindisi e Lecce.
Per i due indagati foggiani – fermati nei giorni scorsi al termine di un’imponente attività investigativa – è stata disposta la custodia cautelare in carcere.
Secondo l’accusa, il commando – composto da oltre otto persone – avrebbe agito con modalità paramilitari, utilizzando armi da guerra ed esplosivo, bloccando la carreggiata e aprendo il fuoco contro il mezzo blindato che trasportava circa sei milioni di euro. Un’azione definita dagli inquirenti di straordinaria violenza, pianificata nei dettagli e caratterizzata da una forza intimidatrice tale da integrare, secondo la Procura, il metodo mafioso.
La giudice per le indagini preliminari ha ritenuto sussistenti i gravi indizi di colpevolezza e le esigenze cautelari, accogliendo la richiesta avanzata dal pubblico ministero. Oltre alla rapina pluriaggravata e al tentato omicidio, viene dunque confermata anche l’aggravante che potrebbe determinare il coinvolgimento della Direzione Distrettuale Antimafia nelle successive fasi dell’indagine.
Gli interrogatori si erano svolti alla presenza del pm Prontera e della gip Verderosa. I due indagati si sono avvalsi della facoltà di non rispondere.
Le indagini proseguono senza sosta per identificare tutti i componenti del gruppo armato e ricostruire l’intera rete logistica e organizzativa che avrebbe sostenuto il colpo.
Un episodio che ha scosso profondamente il territorio salentino, riportando l’attenzione su un livello di criminalità organizzata capace di colpire con modalità da vero e proprio assetto di guerra.